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Dicono che sia
l'autunno la stagione del Piemonte, è la
stagione del tartufo, con cui si
insaporisce ogni piatto, e del Nebbiolo,
da cui nascono i più celebri tra i
grandi rossi piemontesi; è la stagione
della selvaggina, fagiani, pernici e
lepri in primis, che è il pezzo forte di
molti pranzi, e del cardo gobbo,
protagonista insieme all'aglio e alle
acciughe della bagna caôda. Sia quel che
sia, l'autunno senza dubbio si adatta
bene al piemontese, che è di sua natura
sobrio ma amante della buona cucina,
soprattutto della propria, buongustaio
ma non ghiottone.
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Il Piemonte, terra
classica dei vini, produce numerosi tra
i più pregiati e famosi tipi italiani,
dati dai suoi estesi vigneti che coprono
vaste parti delle zone collinari della
provincia di Torino, Alessandria, Asti e
Cuneo. Il discorso in fatto di tipicità
non può che cominciare dalla cantina. Le
cifre giustificano la scelta: 7 vini
DOCG e 43 vini DOC coprono l'80% di una
produzione di 3,2 milioni di ettolitri
annui facendo del Piemonte una realtà
enologica di rilevanza internazionale,
sostenuta da 10 Enoteche Regionali e 18
Botteghe del Vino, intorno a Nebbiolo e
Barbera, indiscussi protagonisti per
qualità e produzione, troviamo nomi cari
a tanti appassionati come Moscato,
Brachetto, Dolcetto, Freisa, Grignolino,
per dire solo dei più noti. Altri grandi
protagonisti della tipicità piemontese
sono i formaggi con sei produzioni DOP
esclusive come il Bra, Castelmagno,
Murazzano, Raschera, Robiola di
Roccaverano e Toma piemontese; tre
condivise con le regioni limitrofe e
sono Gorgonzola, Grana Padano e
Taleggio; una in attesa di
riconoscimento, l'Ossolano. La tipicità,
tuttavia, non è solo fatta di sigle.
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"Fuori concorso", per
manifesta superiorità dirà qualcuno, è
il primo dei prodotti spontanei, il
tartufo e nella fattispecie il tartufo
bianco, detto anche "d'Alba" per il
grande commercio che se ne fa nel
capoluogo delle Langhe. A esso si
affiancano degnamente i funghi,
soprattutto porcini ma anche ovoli in
Alta Langa, e le lumache che hanno in
Cherasco la loro capitale e in Borgo San
Dalmazzo il più antico e importante
mercato. Da una regione di grandi
risorse, come s'è detto, è più che
lecito aspettarsi una cucina di spiccata
personalità. La bandiera della
gastronomia piemontese è senza dubbio il
tartufo bianco, così legato all'immagine
della regione da far diventare "alla
piemontese" qualsiasi piatto che ne veda
l'utilizzo. Altri pilastri della
gastronomia locale sono il riso, le
verdure e i latticini, la carne e la
selvaggina, anche il vino, che si
combinano in preparazioni ricche, talora
sontuose, ma mai ridondanti. Quanto ai
ristoratori, la compagine è fra le più
agguerrite d'Italia senza poter dire
della variopinta umanità di osti,
enotecari e chef che si conoscono di
paese in paese nel più evoluto e
stimolante circuito enogastronomico
d'Italia.
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