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Burro di montagna
Negli alpeggi dell'intero arco montano si produce con
panna ottenuta per affioramento naturale,
centrifugazione e scrematura del siero, senza
trattamenti termici. Lavorazione manuale. Pezzatura
variabile di 0,5-1 kg.
Farina per polenta di Langa
Ottenuta, anche in miscela, dalle varietà tradizionali
di mais: Ottofile, Pignolet, Marano, Quarantina. La
macinazione avviene solo a pietra.
Funghi di Giaveno
Varietà reperibili sul celebre mercato del luogo: ovulo
buono-reale; porcino chiaro; porcino moro; porcino
estivo; porcino bronzino; chiodino.
Grano Saraceno
A Pamparato e Valle Casotto (Cn) il Fagopyrum esculentum
è una Poligonacea coltivata e macinata con tecniche
tradizionali.
Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
Alimento base in Oriente da diversi millenni, il riso
comincia a diffondersi in Sicilia solo intorno all'anno
1000 e perche arrivi in Toscana e al Nord bisogna
aspettare il XV secolo, quando finalmente la sua coltura
si espande fino al Delta del Po. Oggi questo cereale ha
trovato il suo luogo d'elezione in Lombardia, Piemonte e
Veneto, grazie alla presenza di una falda acquifera
superficiale e ai numerosi corsi d'acqua che, attraverso
un complesso sistema di canalizzazione in atto già da
sei secoli, garantiscono un periodico allagamento delle
risaie. Il primato storico va alla Lomellina che può
considerarsi il baricentro della risicoltura italiana ed
europea, basti citare la tenuta La Sforzesca, vicino a
Vigevano, dove Ludovico il Moro produceva riso già nel
XVI secolo. Il primato quantitativo va invece alle
province di Vercelli e Novara che coprono più di metà
della produzione di riso del Paese. Tuttavia la
risicoltura italiana, seppur quantitativamente
importante, brilla nel mondo soprattutto per la qualità.
Si assiste a un forte aumento, in particolare in
provincia di Pavia e nelle baragge vercellesi, di
aziende agricole specializzate in colture biologiche, o
comunque molto attente alla naturalità del prodotto e al
rispetto dell'ambiente e, in generale, si registra negli
ultimi anni un forte calo nell'uso di diserbanti
chimici. Le varietà tradizionali derivano tutte dalla
Oryza sativa sottospecie japonica, la più adatta ai
climi temperati.
Riso fino.
Con chicchi lunghi e affusolati e cottura da 14 a 16
minuti. Tipici il Ribe, adatto in particolare a minestre
e indicato per la parbolizzazione, e il Vialone, un riso
di coltura molto antica ottimo per minestroni e risotti
tradizionali.
Riso integrale e semintegrale.
Caratterizzato da una quantità relativamente alta di
fibra grezza che apporta benefici al nostro metabolismo.
Richiede una cottura più lunga (da 22 minuti in su).
Riso originario o comune.
Ha chicchi molto piccoli, tondi e di breve cottura
(12-13 minuti), ideale soprattutto per minestre e
preparazioni dolci. La più tipica e diffusa è le varietà
Balilla.
Riso semifino.
Con chicchi tondeggianti di media lunghezza, cuoce in
circa 13-15 minuti, è piuttosto eclettico e si adatta
anche a insalate. Tipico il Vialone nano, eccellente per
risotti, che seppur presente come varietà in tutta la
Lomellina è molto apprezzato soprattutto in Veneto e nel
Mantovano.
Riso superfino.
Ha chicchi molto grossi e lunghi che cuociono in 15-18
minuti, i più adatti per eccellenza alla preparazione
dei risotti. In testa a tutti il celebre Carnaroli, un
fuoriclasse dei risi per la tenuta in cottura e la
equilibrata cessione degli amidi che rende perfetta la
mantecatura. Segue l'Arborio, la varietà prediletta
dalla cucina lombarda con chicchi molto grossi che
cedono parecchio amido e quindi adatti a risotti e
timballi. Questa varietà presenta una grossa perla
amilacea dovuta a un'incompleta formazione dell'amido.
Significativi anche il Baldo e il Roma.
Miele del Piemonte
Varietà monoflorali: acacia, tiglio, castagno,
tarassaco, rododendro. Varietà multiflorali: millefiori
di alta montagna. Produzioni di spicco: miele millefiori
di montagna di Pragelato (To); miele di tarassaco,
acacia e millefiori della Val Grana (Cn); miele di
castagno, millefiori di montagna, tiglio, acacia e
rododendro delle Valli di Lanzo (To); miele di tiglio,
castagno, rododendro e acacia ossolano (Bi); miele di
castagno e acacia biellese; miele di castagno e
millefiori di montagna della Val Sangone (To).
Miele di rododendro
Il miele tipico della Val d’ Ossola, ma anche di tutte
le alte valli del Nord-Ovest è di rododendro, bianco
panna con un aspetto cristallizzato omogeneo, dal
profumo floreale e leggermente di vegetale. Oltre a
essere particolarmente gustoso, è un ottimo
ricostituente, calmante dei centri nervosi e
antiartritico. Curioso quello di rododendro e lampone,
di colore chiaro e di sapore delicato, con aroma che
ricorda i frutti di bosco. L'apicoltura è molto diffusa
sia in montagna sia in fondovalle. Ma oltre alle aziende
specializzate, a produrre il miele sono spesso i
frutticoltori, che si servono delle api come
impollinatrici, e le fattorie di montagna per integrare
il reddito.
Tartufo bianco
Nome scientifico: Tuber magnatum, vale a dire "dei
magnati, dei ricchi signori", come ebbe a definirlo Pico
nel 1788. Si rinviene dalla tarda estate al primo
inverno, dalla pianura fino a 600 metri di quota (solo
sporadicamente più in alto), in terreni con umidità
abbastanza elevata anche nel periodo caldo. Piante
simbionti sono varie querce (farnia, rovere, roverella e
cerro), il tiglio, il pioppo nero e bianco, il salicone,
il salice bianco, il salice da vimini, il carpino nero,
il nocciolo. Altre piante quali il sanguinello, il
prugnolo e il biancospino, che, pur non legandosi in
simbiosi con il tartufo bianco, sono quasi sempre
presenti nelle aree di produzione naturale, sono
soprannominate "comari", perchè sembrano favorirne la
produzione mantenendo un giusto grado di ombreggiamento
del terreno. Il tartufo bianco pregiato ha carpoforo di
forma globosa ma spesso anche molto appiattita e
irregolare, e pezzatura assai varia, generalmente
cospicua, non di rado intorno ai 200-400 grammi;
eccezionalmente anche superiore al chilo. Il peridio ha
superficie liscia e colore giallo ocra o giallo
olivastro, talora grigio verdastro. La gleba è bianco
giallastra con toni nocciola o marroncini in relazione
al grado di maturazione, al suolo e alla pianta
simbionte (sotto ai tigli crescono tartufi bianchi con
polpa di color rosso diffuso); sempre presenti, venature
biancastre che danno origine a una certa marezzatura
della gleba. Il profumo è particolarmente spiccato a
maturità; inconfondibile e caratteristico anche se non
facilmente definibile. Il sapore, molto gustoso e
tipico, può ricordare quello del formaggio grana. Viene
consumato prevalentemente crudo. Il periodo di raccolta,
salvo diversa disposizione regionale, va dal 1° ottobre
al 31 dicembre. La sua diffusione è limitata all'ltalia
centro-settentrionale e all'lstria. Zona altamente
vocata è il Piemonte meridionale e nella fattispecie la
collina di Torino, il Monferrato e le Langhe; la città
di Alba (Cuneo) vanta il mercato più antico, che per
quantità di prodotto trattato ne determina il prezzo
"ufficiale".
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