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Agnolotti
Formato di pasta fresca all'uovo, ripiena, di forma
quadrata o rettangolare. Gli agnolotti sono uno dei
formati di pasta più rappresentativi del Piemonte,
insieme ai tajarin: diffusi su tutto il territorio, sono
preparati con una sfoglia all'uovo (un uovo ogni etto di
farina), farcita con ripieni che variano per
composizione e ricchezza a seconda delle zone. Gli
agnolotti sono di dimensioni medio-piccole, intorno ai
2-3 cm di lato. Se nel Monferrato Casalese e nel
Torinese il ripieno è solitamente a base di carni di
manzo e di maiale (come nell' Astigiano) a cui si
aggiungono cervella o prosciutto, nel Basso Canavese
troviamo nel ripieno dell'agnolotto anche salsiccia e
verza; la verza, insieme alle carni, è caratteristica
anche del Cuneese, mentre nell' Alessandrino e nel
Tortonese il ripieno è costituito da un brasato di
manzo, cotto in vino rosso robusto e corposo, il cui
fondo di cottura si utilizza come condimento. Anche gli
agnolotti sono spesso proposti, nella stagione adatta,
con una spolverata di tartufo bianco.
Biavetta
Pastina fresca all'uovo per minestre. Appartiene quasi
esclusivamente al passato la biavetta, una pastina per
minestre preparata rigirando tra pollice e indice
piccoli pezzi di pasta all'uovo, della dimensione di
grani di miglio. Tìpica del territorio astigiano, la
biavetta era utilizzata per le occasioni importanti come
il pranzo della mietitura, nel corso del quale era
servita in brodo.
Biova
Soffice e bianchissima, la biova è la più diffusa
tipologia regionale, tanto nella grande che nella
piccola pezzatura. La farina di grano tenero viene
lungamente impastata con acqua, sale e lievito di birra,
con l'aggiunta facoltativa di un po' di strutto; quando
l'impasto raggiunge una buona elasticità, si procede
alla prima alzata, interrotta da un ripiegamento della
pasta. Si modellano quindi le biove, che sono poste
nuovamente a lievitare su teli. Dopo essere state
incise, esse vengono infornate e cotte senza vapore. Il
peso finale varia da uno a cinque etti.
Cabiette
Gnocchetti tipici della VaI di Susa il cui impasto è
fatto con farina di segale, torna, ortiche. Dopo averli
cotti in acqua bollente, gli gnocchetti si passano in
forno a gratinare, ricoperti di pane di segale
grattugiato.
Corzetti
Nati a Novi Ligure (Al), dove esiste anche un'Accademia
a loro ispirata, i corzetti (come i ravioli) sono di
origine piemontese ma la tradizione li associa alla
cucina ligure, genovese in particolare, che li ha
valorizzati nell'abbinamento con il pesto. Si tratta di
dischi di sfoglia all'uovo, sottile, tagliati per mezzo
di stampi di legno, decorati con figure che restano
impresse nella pasta. Un tempo ogni famiglia aveva un
proprio stampo, caratterizzato da un particolare simbolo
o dallo stemma della casata.
Dunderet
I dunderet sono gnocchetti di patate, farina e formaggio
grattugiato dalla forma allungata, conditi
tradizionalmente con burro fuso e altro formaggio oppure
con salsa di pomodoro. Prima dell'introduzione della
patata, questo piatto era preparato solo con farina di
grano saraceno, acqua e latte: l'impasto, dalla
consistenza collosa, era prelevato a piccoli tocchi
irregolari, che venivano poi buttati nell'acqua a
bollore.
Fescheirol
Pasta fresca tipica delle valli occitane, il cui impasto
è ottenuto mescolando farina di frumento, uova e latte:
la sfoglia, piuttosto sottile, viene tagliata a
quadrettoni ( circa 2 cm di lato), cotta in acqua salata
e poi ripassata in forno insieme a un condimento a base
di uova sode, pancetta, pomodoro, ricotta e piselli
insaporito da un trito di erbe aromatiche (timo, salvia,
prezzemolo) e olive sminuzzate.
Focaccia Novese IGP
Bassa e dorata, la focaccia novese, detta anche "alla
fiamma" o "stirata", è contraddistinta dalle
inconfondibili infossature sulla superficie, praticate
per raccogliere i profumi dell'olio di oliva. La sua
lavorazione prolungata rende l'impasto particolarmente
elastico, idoneo quindi a essere steso e modellato per
semplice stiramento dei bordi, con risultati di
piacevolissima palatabilità. La farina di grano tenero
viene impastata con acqua, sale, lievito di birra, olio
extravergine di oliva, strutto e malto. AI termine della
prima alzata l'impasto viene piegato e lasciato
nuovamente fermentare. Seguono la porzionatura, la
stiratura e la "bucatura", attraverso la pressione dei
polpastrelli. Dopo un breve riposo si procede alla
cottura. La superficie della focaccia è infine
spennellata di olio di oliva a crudo.
Grissini stirati
Anticamente detto pan biscotto, questo sfizio richiede
un'avanzata tecnica di panificazione, capace di produrre
impasti abbastanza elastici da essere allungati
manualmente. L'etimo è da taluni ravvisato nel latino
craticcius, ossia reticolo, graticcio, per via della
forma lineare. L'origine della specialità però sarebbe
dovuta all'inflazione che colpì il Piemonte nel XIV
secolo: pagato un soldo a unità, questo pane ridusse
progressivamente le proprie dimensioni, adeguandosi alla
perdita di potere d'acquisto della moneta locale. La
farina di grano tenero tipo 0 o 00 viene impastata con
acqua, sale e lievito, talvolta olio e strutto. Se ne
ricavano delle strisce di pasta della lunghezza di 10 cm
e della larghezza di 3 cm, che vengono afferrate per le
estremità e tirate lentamente come cordicelle, fino a
raggiungere l'intera apertura delle braccia del fornaio,
per una lunghezza massima di un metro e mezzo. Seguono
la lievitazione e la cottura, preferibilmente a legna,
fino al completo essiccamento del prodotto, che, prima
della vendita, è solitamente spezzato in due parti.
Quando i grissini sono confezionati senza grassi vengono
chiamati "all'acqua". Oggi si usa aggiungere
nell'impasto i più svariati ingredienti e aromi,
producendo in numerevoli tipologie.
Gnocchi della Val d'Ossola
L'impasto degli gnocchi della Val d'Ossola è
caratterizzato dall'aggiunta di polpa di zucca e farina
di castagne. Sono solitamente conditi con un sugo di
funghi trifolati e formaggio piemontese.
Mica
Paesana, tursun, campere, munie, liber, miccone: la mica
cuneese ha tanti nomi quanti sono i paesi dove viene
prodotta. Il pane comunque è molto rinomato, soprattutto
grazie alla lievitazione naturale. La farina di grano
tenero viene impastata con acqua, sale e lievito
naturale; al termine della prima alzata si uniscono
altra acqua e farina. Quando l'impasto risulta
adeguatamente fermentato si ripete l'aggiunta e si
preleva un pezzo di pasta, che verrà utilizzato nella
panificazione successiva. Terminata la terza alzata si
incorporano per la terza volta acqua e farina. Durante
il successivo riposo l'impasto viene più volte ripiegato
e premuto; esso è quindi inciso e infornato. Il peso del
prodotto finito è di circa mezzo chilo.
Pan Barbarià
Nelle montagne del cuneese la pianta della segale,
rustica e resistente al freddo, veniva coltivata su
apposite terrazze, accanto al frumento. Se ne ricavavano
vari tipi di pane: il panniè, basso e non lievitato; il
chalendàl, tipico delle festività natalizie, con
cipolle, patate e barbabietole, e il barbarià, il cui
nome indica l'uso di farine miste, per così dire
bastarde. La farina mista di frumento e di segale, in
pari quantità, viene impastata con acqua, sale e lievito
naturale; segue una prima alzata, durante la quale
l'impasto è più volte ripiegato. Si modellano quindi
delle pagnotte del peso di 6 etti circa, che vengono
poste a lievitare prima di essere infornate. Il gusto
finale, piacevolmente acidulo, migliora dopo qualche
giorno.
Pane di Chianocchio
Si tratta del pane tipico della VaI Susa. La particolare
lavorazione dell'impasto gli conferisce una buona
serbevolezza, che lo rende idoneo alle dispense dei
margari e dei gestori dei rifugi. L'impasto, piuttosto
duro, si compone di farina di frumento, acqua, sale,
lievito naturale e di birra. Il giorno successivo si
uniscono ancora farina, acqua, lievito di birra e sale.
A fermentazione ultimata si stende la pasta, che dopo
aver riposato viene tagliata con una raschia di legno.
Si procede quindi alla cottura, senza vapore. Il peso
finale è di circa sei etti.
Pane di mais di Novara
Si tratta di un prodotto molto diffuso in tutta la
provincia, dove è conosciuto comunemente con il nome di
"pane di meliga". La farina mista di mais, avena e
frumento forte viene impastata con lievito di birra,
strutto, sale, acqua o latte; dopo un breve riposo
l'impasto è modellato in pagnottelle del peso
approssimativo di sei etti, che vengono adagiate su assi
cosparse di farina di mais. A lievitazione ultimata le
forme sono capovolte, incise e infornate senza vapore.
Pane di riso di Novara
Da sempre il riso è fra i prodotti tipici di Novara; il
pane che se ne ricava è tuttora molto diffuso e
apprezzato nell'intera provincia. L'impasto si compone
di farina mista di riso e di frumento, acqua, sale,
lievito di birra e strutto; al termine della
lievitazione esso viene posto a lievitare entro speciali
stampi, dove si verifica la seconda alzata. Si procede
quindi alla cottura, che avviene in due fasi: a metà
cottura i pani vengono infatti estratti dal forno, tolti
dallo stampo e rimessi nuovamente a cuocere.
Pane di segale
Il pane di segale, detto "pan ed biava", rappresenta una
tipica specialità della Val d'Ossola. La farina mista di
segale e di frumento, in proporzioni variabili, viene
impastata con acqua, sale, lievito naturale o di birra.
Al termine della lievitazione si aggiunge un po' d'olio
e si formano delle pagnotte, che vengono infornate dopo
un breve riposo. A metà cottura la crosta è spennellata
con una miscela di acqua e olio, che la rende lucida e
croccante. Il prodotto finito ha una forma piuttosto
schiacciata, perchè l'impasto, dotato di scarsa di
forza, tende ad allargarsi.
Pane nero di Coimo
Si tratta di una specialità della Val Vigezzo,
tradizionalmente preparata per la festa di sant'
Antonio. L'impasto si compone di farina mista di segale
integrale e di frumento, acqua, sale, lievito naturale e
di birra. Terminata la prima alzata si formano dei pani
rotondi del peso approssimativo di sei etti, che dopo un
'ulteriore lievitazione vengono infornati. Questo
prodotto, contraddistinto da una colorazione carica
tendente al bruno, può essere confezionato anche in
versione dolce, con l' aggiunta di noci e uvette.
Rabaton
I rabatòn sono degli gnocchi di ricorra ed erbette delle
dimensioni di una noce; caratteristici della piana della
Fraschetta, tra Alessandria e Tortona, si servono in
brodo, oppure scolati e ripassati in forno dopo averli
conditi con burro e parmigiano. Il loro nome deriva
dall'atto di rotolare l'impasto sul piano di legno
(rabatare = rotolare).
Ravioli
Formato di pasta fresca all'uovo, ripiena. I ravioli
sono tra i più antichi formati di pasta (il loro uso è
attestato sin dalla fine del 1100) e, sebbene siano noti
a tutti come simbolo della cucina genovese, una
tradizione vuole che la loro nascita sia avvenuta nel
paese di Gavi (Al), a cavallo tra Piemonte e Liguria
(nella locanda, appunto, della famiglia Raviolo). La
sfoglia sottile dei ravioli contiene un ripieno
esclusivamente a base di magro, costituito da erbe e
formaggio, che è oggi infatti la principale differenza
con gli agnolotti, nel cui ripieno è invece presente la
carne. Tra le numerose varianti dei ravioli segnaliamo i
vernantini, ripieni di porri e patate, tipici del paese
di Vernante (Cn).
Robatà
Si tratta di una pregiata tipologia di grissino tipica
del monregalese e della provincia di Torino, in
particolare di Andezeno e Chieri. "Robatà" sta per
arrotolato, a causa della tecnica di modellatura
dell'impasto: il robat era infatti un attrezzo per
spianare il terreno. L'impasto si compone di farina di
grano tenero tipo 0 o 00, acqua, sale e lievito, ma a
Torino si aggiungono anche olio o strutto, nel cuneese
latte o burro. Dopo essere stato porzionato, esso viene
arrotolato con pressione manuale sul tavolo di lavoro,
assumendo la forma di un cilindro della lunghezza di 40
cm circa, sul quale restano impressi i segni delle dita
del fornaio. Seguono la lievitazione e la cottura con un
abbassamento graduale della temperatura che favorisce
l'essiccamento del prodotto. Il prodotto finito è lungo
dai 30 ai 50 centimetri, per uno spessore di ben 3
centimetri.
Tajarin
Formato di pasta fresca all'uovo, lunga, a sezione
quadrata o rettangolare. Nati nel territorio delle
Langhe e del Monferrato, i tajarin sono diffusi in tutto
il Piemonte almeno dal XV secolo. I tajarin sono la
versione piemontese dei taglierini, una sorta di
tagliatelle molto sottili e strette. Il numero delle
uova da utilizzare nell'impasto varia a seconda delle
zone: generalmente la proporzione è di un uovo per un
etto di farina di grano tenero, ma si può arrivare fino
a 20 o 30 tuorli per un chilo di farina; una volta
tirata, la sfoglia viene arrotolata su se stessa e poi
tagliata con un coltello affilatissimo in striscioline
della larghezza di non più di 2,5-3 mm (la tradizione
prescrive che le dimensioni dei tajarin non superino
quelle di un capello). Anche il condimento varia a
seconda delle zone: il più noto è il comodino (ragù) di
rigaglie, caratteristico delle Langhe, ma i tajarin sono
ottimi anche con i funghi o con il tartufo (tajarin alla
trifula). A Roaschia, nel Cuneese, i tajarin sono
conditi con un intingolo di pancetta e cipolla e infine
fatte rosolare nel vino rosso.
Toponin
Conosciuto anche come Tuponin, è uno dei panini più
diffusi del cuneese. Con il suo stesso impasto si
preparano anche altri tipi di pane che risultano però
più ricchi di mollica, lucidi e lisci, a causa dell'uso
del vapore durante la cottura. La farina di grano tenero
è impastata con acqua, sale e lievito naturale.
Terminata la fermentazione la massa viene ripiegata e
bagnata nel centro. Segue una seconda alzata, svolta su
appositi teli. La cottura è a legna.
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