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Amaretti
Diffusi fra Astigiano e Alessandrino, sono
pasticcini a base di mandorle, sia dolci che amare,
zucchero e albume. Famosi quelli di Gavi, Ovada e
Mombaruzzo; questi ultimi prevedono anche l'utilizzo
di armelline (i semi delle albicocche).
Baci di dama
Diffusi nell' Alessandrino, in particolare a
Tortona; si tratta di due semisfere di pasta frolla,
realizzate con mandorle macinate, farina, zucchero,
burro e liquore, legati con una crema a base di
pasta di mandorle e cioccolato.
Biscotti di Novara
Nati nel lontano 1852, questi biscotti leggerissimi
(8 g circa), sono realizzati ancor oggi con pochi
ingredienti semplici: farina, zucchero e uova
intere; la struttura finemente areata, spugnosa e
friabilissima li consiglia per ogni occasione, dalla
prima colazione al tè pomeridiano, ma anche come
fine pasto, accompagnati da un buon vino passito.
Canestrelli
Tra i più antichi dolci della regione, sono
pasticcini a forma di piccolo canestro. Ingredienti:
farina bianca e gialla, cacao, zucchero, burro, noce
moscata ed eventualmente vaniglia, uova, vino rosso
e rum.
Caramelle di Torino
La parola "caramella" è uno squisito dono che il
Piemonte ha fatto alla lingua italiana. Nelle
antiche lavorazioni la massa zuccherina aromatizzata
era posta ancora bollente in un piccolo cucchiaio di
rame avente becco molto lungo, col quale si versa a
goccia a goccia sopra una tavola di marmo; se ne
formano pastiglie rotonde grandi quanto una moneta
da 25 centesimi; lo zucchero raffreddandosi diviene
trasparente e durissimo. Dalle prime pasticche di
zucchero d'orzo per "mollificare la tosse" si passa
alle caramelle lavorate con paste di frutta ed
estratti naturali: ananas, arancia, ciliegia,
limone, pera, mela renetta, fragola, mirtillo, anice
e menta. A metà Ottocento, quando viene messa a
punto l'estrazione dello zucchero dalla
barbabietola, la caramella diventa prodotto di largo
consumo. Della produzione torinese vanno citate
anche le multicolori pastiglie di zucchero, piatte e
friabili, che si ottengono per miscelazione a freddo
di zucchero macinato a velo, gomme addensanti ed
estratti aromatici: menta, vaniglia, lampone,
garofano, cannella, ratafià, ribes e altri. È
torinese anche l'antesignana delle caramelle, la
lecca-lecca: grande, piatta e rotonda, sostenuta da
una stecca, solitamente esagonale; era detta anche
"Gianduja" per la maschera che veniva raffigurata
sul suo involucro ad annunciare il Carnevale.
Cioccolatino cremino
Di forma quadrata, è composto da due strati di pasta
gianduia inframmezzati da uno strato di crema al
cioccolato aromatizzata.
Cugnà
La cugnà è una conserva tipica delle Langhe e del
Roero che sta a metà tra la confettura e la mostarda
ed è un'antichissima risorsa contadina perchè unisce
i prodotti più tradizionali del territorio
piemontese, in pratica ciò che la fattoria offriva a
fine vendemmia. Al mosto di uva Nebbiolo, ma può
essere usato anche quello di Dolcetto o Barbera,
vengono unite madernasse, pere Martin volendo
intere, gherigli di noce, nocciole tonde gentili,
mele cotogne e cannella. Il tutto viene fatto
cuocere per molte ore a fuoco basso. Si conserva a
lungo sottovetro ed è molto apprezzata per
accompagnare un piatto misto di formaggi, ma può
anche dare un tocco fantasioso alla polenta, oppure
essere servita col sontuoso bollito misto di queste
parti in sostituzione dei tradizionali bagnet ros o
bagnet vert.
Cuneesi al rhum
Dolcetti al cioccolato che vengono farciti con rum e
meringa. Questi deliziosi cioccolatini portano tale
nome a Cuneo, ma, sempre con qualche variante, sono
sperimentati e prendono il nome delle diverse
località della provincia in cui vengono prodotti.
Giacometta
La vera crema di nocciole al cioccolato, nota anche
con il nome di gianduja, dalla nota maschera di
carnevale torinese. La crema è fatta con nocciole
tostate, cacao o cioccolato fondente, zucchero,
vaniglia naturale e latte. Ci sono poi ottime
versioni al miele e altre, di pregio assai
inferiore, con vari grassi vegetali e aromi
sintetici. È spesso proposta in due colori: quella
chiara è con cioccolato bianco o solo con latte.
Gianduiotto
È il simbolo della pralineria torinese e piemontese,
conosciuto in tutto il mondo cioccolatino dalla
classica forma a spicchio, fatto con cioccolato al
latte e nocciole piemontesi.
Krumiri
"Il sottoscritto Sindaco della Città di Casale
Monferrato" corre l'anno 1890 "attesta e certifica
che il signor Rossi Domenico fu Pietro è il solo e
unico inventore dei biscotti così detti krumiri,
riconosciuta specialità di questa città". Inizia
così, ufficialmente, la storia dei più celebri
rappresentanti della biscotteria piemontese. Più
sfumati, i contorni dell'episodio che portò, una
dozzina d'anni avanti, alla prima infornata. Sembra
che tutto sia da rimandare a una serata tra
buontemponi impegnati a tirar tardi nel locale del
Rossi, il Caffé della Concordia, il "Bottegone" per
gli amici, con il pasticciere che gigioneggia
nell'inventare qualcosa degno dell'occasione. Lo
confermerebbe la forma dei biscotti, dichiaratamente
ispirata ai baffi di Vittorio Emanuele II, dunque
una sorta di affettuoso omaggio al re morto proprio
quell' anno. Lo confermerebbe anche il nome, lo
stesso di un liquore allora di moda, il Krumiro, che
avrebbe stuzzicato la creatività dell'artefice.
Perchè poi si chiamasse cosi non è dato sapere; se è
già difficile capire perche una tribù del Nord
Africa sia assurta a simbolo di chi lavora invece di
scioperare, spiegare perche la stessa abbia dato
nome a un liquore e di conseguenza a dei biscotti, è
impossibile. Restano i krumiri, biscotti di pasta
frolla, impastati con farina, burro, zucchero, uova
fresche e vaniglia, premiati all'Esposizione
Universale di Torino nel 1884. Un grande successo;
il Rossi ricevette i Brevetti di Provveditore delle
Case dei duchi d' Aosta, di Genova e della Real Casa
d'Italia, i cui stemmi appaiono ancora sulle scatole
di latta più tradizionali. In più di un secolo il
marchio è passato da tre mani, ma ancor oggi la
bottega che storna i krumiri secondo la ricetta di
Rossi dista solo pochi metri dal luogo dove i
biscotti curvi videro la luce.
Lingue di suocera
Tipici biscottini secchi prodotti nell' Astigiano,
in particolare a Rocchetta Tanaro.
Margheritine di Stresa
Sulla sponda piemontese del lago Maggiore questi
pasticcini secchi vengono preparati con farina
bianca, fecola, zucchero a velo, burro, rosso
d'uovo, vaniglia e aromatizzati con buccia di limone
grattugiata.
Marrons glacès
Si dice Cuneo e si pensa ai grandi vini delle Langhe
e al tartufo bianco di Alba, più recentemente a quei
formaggi d'alpeggio - Castelmagno, Murazzano,
Maschera - che sono entrati di prepotenza nei
desideri dei buongustai di tutta Italia. Ma non
solo. Nelle borse merci di mezza Europa Cuneo è
stata per secoli, ed è ancora oggi, sinonimo di
castagne, le migliori, fresche, secche o lavorate,
ma anche sotto forma di una farina impalpabile che
ha singolare impiego sia in cucina che in
pasticceria. Ben 21 varietà, ciascuna con una sua
precisa vocazione, tutte in predicato per la
Denominazione di Origine Protetta (Dop) Castagne
delle Valli Cuneesi, vale a dire il bollino europeo
che garantisce l'autenticità del prodotto. Il dolce
che meglio rappresenta questo patrimonio è il marron
glacè, specialità nata intorno al Cinquecento, senza
entrare nel merito dell'esatta paternità, oggetto di
secolare diatriba tra Francia e Piemonte. Di qua
dalle Alpi il merito è attribuito a un cuoco del
duca Carlo Emanuele I, dunque fra XVI e XVII secolo;
il primo ricettario che li cita è il Confetturiere
Piemontese, stampato nel 1766. Da allora la tecnica,
salvo la meccanizzazione, non è cambiata. Il
disciplinare di produzione messo a punto nell'ambito
della Dop Marron Glacè di Cuneo prevede che i frutti
migliori, delle varietà Marrone, Marrubia, Garrone
Rosso e Nero, lavati e selezionati, vengano avviati
alla "curatura", una novena in acqua che serve per
stabilizzare gli amidi, ridurre i tannini e affinare
il sapore. Osservato un periodo di stagionatura, i
marroni vengono calibrati e sbucciati, quindi
bolliti e poi immersi fino a saturazione nello
sciroppo di canditura ottenuto dall'acqua di cottura
con aggiunta di zucchero e vaniglia. L'atto finale è
la glassatura con zucchero a velo, che un passaggio
in forno cristallizza in un rivestimento traslucido.
Nella gerarchia dei marrons glacès, i pezzi migliori
sono i Fioroni: ne bastano tre-quattro per fare un
etto. Così quali sono vanno consumati in settimana;
confezionati in atmosfera protetta, che previene
l'ossidazione, si conservano anche un anno. Da
segnalare, delizia delle delizie, l'accostamento dei
marrons glacès alle violette candite, ottenute in
teoria da fiori freschi raccolti nelle prime ore del
mattino e sottoposti a quella "brillantatura" che li
nobilita a dolciume fiabesco. Uno solo il
laboratorio, di Borgo San Dalmazzo, che li
confeziona ancora secondo tradizione.
Miacce
Si producono in Valsesia (Vb) e sono cialde salate
molto sottili. A base di farina bianca, latte,
panna, uova, olio.
Miasse
A Quincinetto, nel Canavese e nel Biellese si
sfornano queste croste sottili, cotte su particolari
piastre. Impasto a base di farina gialla e bianca,
acqua, olio, uova e sale.
Mostarda di mele
È una salsa agrodolce biellese di consistenza
semiliquida ottenuta con succo di mele di varietà
locali senza aggiunta di zuccheri. Dopo la raccolta,
i pomi vengono lasciati maturare ancora per circa un
mese in locali freschi, quindi sono schiacciati e la
polpa ottenuta trasferita in un torchio per ottenere
il succo. Si procede quindi subito con la bollitura
del succo in modo che non si verifichino
fermentazioni. Il liquido viene quindi schiumato,
filtrato e cotto per circa 15 ore.
Mostarda d'uva
Chiamata anche "cognà", questa mostarda dal
caratteristico colore marrone scuro, consistenza
cremosa e sapore dolce, viene preparata con mosto di
uva cotto cui viene aggiunta frutta di stagione come
mele cotogne, zucca, pere Martin Sec, fichi acerbi,
prugne, nocciole tostate o scorza d'arancia e di
limone. Il mosto, generalmente di vitigni Barbera,
Dolcetto, Nebbiolo e Moscato, è cotto per ore molto
lentamente in modo che si riduca almeno di un terzo,
quindi si aggiunge la frutta a pezzi e le spezie. Si
prosegue la cottura per diverse ore fino a ottenere
un composto omogeneo che viene messo ancora caldo in
vasetti di vetro con coperchio a chiusura ermetica.
La cognà, prodotta in tutta la regione, si gusta con
polenta, bolliti e formaggi piemontesi.
Mustaccioli
Tipici del Cuneese, sono dolcetti romboidali, di
colore violetto, profumati di vino e spezie.
Ingredienti: farina bianca, zucchero, vino Barbera,
chiodi di garofano e cannella.
Nocciolino di Chivasso
Nati in questa località del Torinese, furono creati
da Giovanni Podio nei primi anni del Novecento, e
ancor oggi vengono confezionati con tre soli
ingredienti: selezionatissime nocciole del Piemonte
Igp, tostate e macinate, zucchero e albume d'uovo.
Ossa da mordere
Nel Vercellese e nel Novarese, sono biscotti a base
di farina di grano tenero, mandorle dolci e/o
nocciole, zucchero, albume d'uovo e aromi.
Pan della marchesa
Tortina a base di farina bianca e di nocciole,
ricoperta con scagliette di mandorle, nocciole
tostate e zucchero in granella.
Pan dolce di Cannobbio
Dolce tradizionale della nota cittadina in provincia
di Verbania. A base di farina bianca, nocciole e
mandorle, zucchero, burro, uova, vaniglia.
Pan d'Oropa
Tìpico di questa località del Biellese, assai nota
per il santuario mariano, è un dolce di forma
rettangolare a base di fecola, uova, zucchero e
cacao.
Pan robi
Il Biellese è zona ricca di preparazioni dolci pur
se di semplice origine. Queste sono pagnotte di
farina di mais, a molitura piuttosto grossolana,
mista a farina bianca o di segale. La lievitazione è
naturale.
Paste di Meliga
Biscotti croccanti ottenuti con farina di grano
tenero e mais, burro, zucchero, uova, scorza di
limone, lievito, sale.
Pasticceriea Mignon
Specialità di pasticceria fresca diffusa in tutta la
regione, da Torino al Biellese: bignole, chantilly,
funghetti, tartellette e cannoli.
Quaquere di Genola
Biscotti quasi a forma di cuore, tipici di questa
località del Cuneese. Ingredienti: farina bianca,
burro, zucchero, albume d'uovo e scorza di limone.
Sangiorgini di Piossasco
Dedicati, come dice il nome, a san Giorgio, sono
biscotti secchi di media pezzatura a profilo curvo,
tradizionali in questa cittadina della provincia di
Torino. Si preparano con farina di mais, zucchero,
burro, uova, uvetta, lievito e aromi.
Stinchett
Tipici delle Valli Ossolane in provincia di Verbania
sono sottilissime cialde, cotte sulla piastra e
condite con burro. In origine la materia prima era
la farina di grano saraceno, oggi sempre più spesso
sostituita da quella di grano tenero.
Torcetti
Biscotti a lievitazione naturale, costituiti da un
bastoncino di pasta fatta con fatina, burro,
zucchero e lievito di birra; ricoperti di zucchero,
vengono ripiegati fino a sovrapporne le estremità.
Ideali con il tè o la cioccolata calda, si gustano
anche inzuppati nel vino bianco, in particolare
l'Erbaluce di Caluso.
Torrone di nocciole
Dolce prettamente italiano, qui prodotto sotto le
denominazioni Torrone Asti e Torrone d' Alba e delle
Langhe. Di consistenza dura ma friabile, ha
ingredienti caratteristici: nocciole del Piemonte
Igp, soprattutto della varietà Tonda Gentile delle
langhe, e miele millefiori o di acacia, pure di
produzione regionale.
Torta di nocciole
Dessert immancabile nei ristoranti di langhe e
Roero. Impasto di nocciole tritate, farina bianca,
burro o poco olio d'oliva, zucchero, uova, fecola,
vaniglia e lievito.
Torta matsafam
Dolce "ammazzafame", composto da fette di pane
raffermo inzuppate nel latte zuccherato e ricoperte
di pesche o pere fritte, con aggiunta di spezie.
Violette candite
Tradizionali di Borgo San Dalmazzo in provincia di
Cuneo, sono fiori freschi di violetta, "brillantati"
con sciroppo di zucchero secondo tradizione.
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