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Stemma di Verbania

Provincia di Verbania

 



Il Monte Rosa e il lago Maggiore sono i due estremi del paesaggio verbano e nel contempo i simboli della sua cucina. La montuosa provincia di Verbano-Cusio-Ossola si estende nel settore più settentrionale del Piemonte, per buona parte incuneata tra il Vallese e il Canton Ticino svizzeri. L'elemento generatore del paesaggio è il fiume Toce, che prima si apre la strada tra le Alpi Penniche formando la Val d’Ossola e quindi si immette nel lago Maggiore, compreso con quasi tutta la sponda occidentale nella provincia.

Lo scenario naturale si modula dunque tra i due opposti del Monte Rosa, con i suoi ghiacciai, e del Verbano, con le essenze esotiche che prosperano vicino all’acqua. Analoga contrapposizione è nel quadro umano. Da una parte la millenaria economia pastorale delle vallate alpine, ancora scandita dall’andamento stagionale e solo di recente vivacizzata dallo sci e dall’escursionismo; dall’altra un turismo che a partire dal ‘700 ha trasformato le rive del Lago Maggiore in uno scenario di palazzi, alberghi e ville (menzione particolare merita Villa Taranto).

In montagna, dunque, la cucina rustica legata alle genti Walser, di ceppo germanico, insediatesi intorno al Monte Rosa nel Medioevo. Sul lago, all' opposto raffinata cucina di pesce e piemontese, tradizionalmente a servizio di un turismo cosmopolita ed esigente.
Foto di Verbania - Particolare di Intra
Nella foto: particolare di Intra
Il Lago Maggiore
A Stresa passeggiando sul lungolago si scopre l'ineffabile bellezza del luogo, sospeso tra lago e montagna, impreziosito da ville e ottocenteschi alberghi, rigoglioso di piante esotiche. Irrinunciabile la gita in battello alle Isole Borromee: l’Isola Bella, con il grandioso palazzo Borromeo e il giardino all'italiana su dieci terrazze; l'Isola dei Pescatori, occupata da un pittoresco villaggio lacustre, tutto stradine e scorci; l'Isola Madre, con il grande orto botanico animato da pavoni, fagiani e pappagallini. Per il soggiorno c'è solo l'imbarazzo della scelta, a partire dal principesco "Gran Hotel des Iles Borromees", punto di riferimento del gotha internazionale dal 1861. Ai comuni mortali raccomandiamo invece, a Belgirate, l'albergo "Villa Carlotta", incastonato nel verde di un grande parco fronte lago; in tema gastronomico, a Stresa si segnala il "Piemontese", locale tranquillo di raffinata gestione familiare: sotto la bella pergola si gustano agnolotti all'ossolana e sformato di lumache al tartufo; curiosa la mostarda confezionata con l'uva fragola della casa. Allo sbocco della stretta Val Cannobina, che comunica con l'Ossola, Cannobbio si affaccia al Verbano con il medievale palazzo della Ragione e il cinquecentesco santuario della Pietà. Il luogo ha buon nome gastronomico: nei ristoranti citiamo un tema di piatti molto evocativo: insalata tiepida di astice con salsa di agrumi e burro fuso, spaghetti neri ai gamberi, pomodori, asparagi e rombo al caviale.
La Val d'Ossola e le convalli
Nella larga valle del Toce, Domodossola è città di transito di millenaria vicenda sulla strada del Sempione. La piazza del Mercato, tutta portici e antichi edifici, restituisce una bella immagine dei tempi andati e riassume il fascino severo del luogo. Fra i piatti della gastronomia ossolana si annoverano gli gnocchi, profumati di noce moscata, oppure le lumache, con ripieno di amaretti e noci. Nei negozi, bresaole (anche di cervo) e prosciutti crudi affumicati con bacche di ginepro, ma anche i "violini", ottenuti da cosce di camoscio e capriolo, o più comunemente di capra. Dagli alpeggi, formaggi vaccini ("nostrano d'alpe" e "spress", estivi; "nostrano di latteria", anche invernale) e caprini (particolarmente rinomati quelli dell' Alpe Valle di Trasquera). Di rilievo il Bettelmatt. Macugnaga è comune sparso alla testata della Valle Anzasca, sotto la mole di roccia e ghiacci del Monte Rosa. L'interesse del luogo, noto a sciatori ed escursionisti, è dato testimonianze della cultura dei Walser. A Crodo, luogo di villeggiatura e di acque, l'interesse gastronomico è dato soprattutto dai formaggi dell'alta valle: da latte di Bruna Alpina si producono il "grasso d'alpe" e il "nostrano d'alpe", in estate, e il "mezzapasta", anche in inverno; da Baceno giungono inoltre formaggi caprini, lavorati da latte di razza Camosciata in forme tonde da 25 centimentri. Santa Maria Maggiore di richiamo turistico, è disteso nella conca che segna lo spartiacque tra la Val Vigezzo e le Centovalli svizzere dove lo scenario è quello delle Alpi Pennine. Vi si produce un rinomato prosciutto crudo, stagionato alle brezze montane per oltre un anno (anche affumicato). Dagli alpeggi, formaggio "nostrano d'alpe" e caprini. Notevole raccolta di funghi. Nei forni, il tradizionale pane di grano saraceno e di segale. Siamo quasi alle sorgenti del fiume Toce: di là dai monti, da una parte e dall'altra, sono il Vallese e il Canton Ticino svizzeri a delimitare il confine della valle Formazza. Lungo il confine, intorno all'omonimo alpeggio, si produce il Bettelmatt: formaggio lavorato in forme da 8-10 chili, ha pasta burrosa giallastra con occhiatura più o meno pronunciata. Tipico della stessa zona è lo zufi, una sorta di ricotta messa a fermentare fino a ottenere una pasta cremosa spalmabile.

 

 

 

 

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